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Nel 2009 lo Sportello Donne Immigrate del Comune di Portogruaro e la cooperativa sociale l’Arco, in collaborazione con l’Associazione Migranti della Venezia Orientale – onlus, hanno promosso un’indagine sociologica campionaria nei comuni del Veneto Orientale con i seguenti obiettivi: - raccogliere elementi per aumentare la conoscenza sulle condizioni di vita e lavoro delle assistenti familiari presenti nel territorio; - alimentare un dibattito pubblico sul ruolo che le assistenti familiari stanno assumendo nel sistema di welfare locale; - favorire l’individuazione di strumenti per potenziare le loro capacità professionali e favorire l’integrazione sociale nel contesto locale. Tra luglio ed ottobre sono stati raccolti ed analizzati 153 questionari, somministrati direttamente ad assistenti familiari che gentilmente hanno risposto a domande relative alla loro provenienza, al loro stato anagrafico e civile, alla condizione lavorativa e sociale di badante. Di seguito sono esposti in modo sintetico i principali risultati emersi da questa indagine, rimandando ad un successivo e più esaustivo rapporto l’analisi completa.
Chi sono le assistenti familiari?
Secondo i dati raccolti, il lavoro dell’assistenza familiare nel portogruarese coinvolge quasi esclusivamente donne (98% del totale), con un’età compresa principalmente tra i 40 e i 59 anni (76%), principalmente coniugate (nel 53% dei casi), ma anche separate e divorziate (20%), nonché vedove (17%). Tre sono i principali Paesi di provenienza: Ucraina (50%), Romani (22%) e Moldavia (20%). L’80% di queste donne ha figli maggiorenni, mentre più della metà ha anche figli minorenni che, nella maggior parte dei casi, vivono nel paese d’origine.
La maggioranza delle assistenti familiari di origine straniera è arrivata in Italia dopo il 2000 e per oltre la metà il primo luogo di residenza non è stato Portogruaro, ma altre città d’Italia (anche del Sud). Quasi tutte hanno lasciato il proprio Paese per motivi economici. La maggior parte delle assistenti familiari qui occupate ha titoli di studio medio-alti: una su cinque possiede la laurea, oltre il 60% un titolo equivalente al nostro diploma di scuola media superiore.
Le assistenti familiari extracomunitarie hanno attraversato la frontiera italiana prevalentemente con il permesso di soggiorno per motivi turistici. Solo una ogni sei dichiara si essere entrata senza documenti validi, in modo irregolare. L’80% delle assistenti familiari extracomunitarie attesta di essere, al momento dell’indagine, in possesso di un titolo di soggiorno valido per la permanenza in Italia. L’irregolarità è una caratteristica soprattutto delle assistenti arrivate da poco tempo. La maggior parte è iscritta all’anagrafe e ha la tessera sanitaria.
Qual è il loro percorso lavorativo?
Le assistenti familiari intervistate lavoravano anche prima di arrivare in Italia, pur facendo tutt’altro tipo di lavoro: impiegate, commesse, segretarie, operaie, insegnanti. Solo alcune di loro erano occupate nei settori sociali e sanitari. Sono venute a conoscenza dell’opportunità di fare la badante prima di arrivare in Italia, principalmente attraverso il passaparola di altre assistenti familiari. Il 60% fa la badante da meno di 5 anni. Quasi un terzo assiste contemporaneamente più di una persona. Nove su dieci ha cambiato perlomeno una volta la famiglia, sia per decesso dell’assistito, sia per decisione del datore di lavoro o della stessa badante. Sono solo un quarto quelle che hanno superato i tre anni di permanenza continuativa nella stessa famiglia.
Le ore di lavoro settimanali sono ben oltre i termini massimi previsti dal contratto (54 ore) per il 62% delle assistenti. Le mansioni svolte non sono solo relative al lavoro di accudimento dell’assistito (includendovi anche piccole prestazioni infermieristiche), ma si allargano a comprendervi la pulizia della casa, il disbrigo delle diverse pratiche domestiche, la cura dell’orto e del giardino.
Tre su quattro ha un regolare contratto di lavoro. Il lavoro nero è prerogativa soprattutto delle assistenti familiari arrivate da meno tempo. Quasi tutte inviano, pur con diversa frequenza, una parte del denaro percepito al proprio Paese d’origine.
Chi assistono le badanti?
Gli assistiti sono soprattutto donne (nel 70% dei casi), con più di 75 anni (88%), parzialmente o completamente non autosufficienti (in totale quasi il 90%), che vivono da sole (tre su quattro) e spesso senza rete familiare, parentale o di vicinato. Nell’85% dei casi l’assistente familiare vive in casa dell’assistito.
In alcuni casi il servizio della badante è aggiuntivo rispetto ai servizi socio-sanitari pubblici, quali SAD (servizio di assistenza domiciliare), ADI (assistenza domiciliare infermieristica), AIMED (assistenza domiciliare medica integrata).
Quali competenze assistenziali e conoscenze possiedono?
Quattro su cinque in precedenza non aveva mai fatto il lavoro di assistente familiare. Nonostante ciò si sentono piuttosto preparate per il lavoro che fanno, pur senza aver mai frequentato un corso di formazione. Una su tre frequenterebbe dei corsi di formazione.
I tre quarti non possiede la patente di guida per l’automobile.
Il servizio del territorio più conosciuto è il progetto Abramo seguito dai Servizi Sociali; poco noto risulta lo “sportello casa”. La “Guida dello sportello donne immigrate del Veneto orientale” è conosciuta da circa il 30% delle intervistate.
Come passano il tempo libero?
Il poco tempo libero viene trascorso o guardando la televisione oppure leggendo libri. Molto comune è anche la frequentazione del parco, specie nella bella stagione. La quasi totalità usa ed è in possesso del cellulare, mentre la posta elettronica ed internet sono mezzi ancora poco conosciuti ed utilizzati.
Fuori dal lavoro frequentano prevalentemente connazionali (con i quali condividono anche attività associative), oppure italiani. Ben più difficile è che le assistenti familiari abbiano rapporti con stranieri di altre nazionalità.
Qual è il loro stato di salute?
La metà delle intervistate afferma che il proprio stato di salute è buono. Tra i malesseri dichiarati emergono: stanchezza, sia fisica che psicologica (morale basso), mal di testa, dolori alla schiena. Quasi il 45% comunica di aver effettuato, negli ultimi sei mesi, una visita medica.
Sono contente di fare questo lavoro?
La maggior parte delle assistenti familiari intervistate si dichiara soddisfatta del lavoro di badante, benché non manchino alcune critiche. Le più insoddisfatte sono o le più giovani o le più anziane, ovvero quelle che si trovano all’inizio e alla fine del percorso lavorativo.
L’aspetto ritenuto la fonte di maggior soddisfazione è quello relativo ai rapporti umani; quello più insoddisfacente è l’aspetto professionale.
Che progetti hanno per il futuro?
La maggior parte delle assistenti familiari intervistate, nel loro futuro, vorrebbero continuare a fare il lavoro di badante. Una su tre però vorrebbe cambiare lavoro, pur rimanendo in Italia. Oltre la metà delle intervistate conosce altre assistenti che sono già rientrare al paese d’origine. Il motivo non sembra però quello della crisi economica, ma piuttosto di ordine sanitario, familiare o di raggiungimento degli obiettivi del percorso migratorio.
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